Esiste anche il controspionaggio

Stando alla bolla mediatica sollevata dalle vicende del cosiddetto Datagate, i servizi collegati alla National Security Agency americana (Nsa), cioè i servizi amici, sono vittime dei loro colleghi d’oltreoceano. Quasi non esistono, assistono passivamente a intrusioni anche in ambiti sensibili – il cellulare del capo di governo! – pur se la loro missione è proprio far sì che quelle intrusioni non ci siano, o al limite reagirvi. Se i servizi fossero davvero inesistenti, saremmo in presenza di un fallimento senza precedenti nella storia dell’intelligence dei paesi spiati dall’Nsa.
25 OTT 13
Ultimo aggiornamento: 13:20 | 16 AGO 20
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Stando alla bolla mediatica sollevata dalle vicende del cosiddetto Datagate, i servizi collegati alla National Security Agency americana (Nsa), cioè i servizi amici, sono vittime dei loro colleghi d’oltreoceano. Quasi non esistono, assistono passivamente a intrusioni anche in ambiti sensibili – il cellulare del capo di governo! – pur se la loro missione è proprio far sì che quelle intrusioni non ci siano, o al limite reagirvi. Se i servizi fossero davvero inesistenti, saremmo in presenza di un fallimento senza precedenti nella storia dell’intelligence dei paesi spiati dall’Nsa.
Ci pare un po’ strano e allora abbiamo provato a sentire persone che lavorano nei servizi e sanno come funzionano le procedure interne, i patti non scritti e le eventuali violazioni e in tutte le risposte c’è la parola “controspionaggio”. Gli investimenti in tecnologie avanzate, fatti dalle agenzie d’intelligence, riguardano sempre anche il settore – delicato – del controspionaggio. Ogni agenzia, compresa la Nsa, ne ha uno rivolto sia verso l’interno della struttura sia a tutela della sicurezza nazionale. Gli standard operativi di controspionaggio, minuziosamente codificati, non lasciano nulla al caso: dalle bonifiche, periodiche e a sorpresa sia degli ambienti sul territorio nazionale sia all’estero, alla criptazione sistematica delle conversazioni attraverso linee telefoniche e satellitari protette e costantemente monitorate da stazioni remote coperte, al continuo aggiornamento dei sistemi software e hardware. Le conversazioni istituzionali, telefoniche e “face to face”, come quelle del leader di un paese sono protette per evitare che qualcun altro le ascolti indebitamente attraverso procedure che subiscono continue modifiche per renderle meno codificabili. Fino ad arrivare, premendo un semplice pulsante, alla neutralizzazione di ogni mezzo di intercettazione, diretta o indiretta, collocato nell’arco di alcune centinaia di metri.
Tutti gli apparati di comunicazione ritenuti fondamentali per la sicurezza nazionale sono dotati di software evoluti in grado di connettersi automaticamente nei sistemi di reti che criptano le conversazioni in ingresso e con un percorso, spesso punto a punto (da A a B senza interconnessioni ulteriori), e le decriptano in uscita. L’architettura dei dispositivi di controspionaggio è compartimentata e soltanto i vertici del servizio e il dirigente del settore ne hanno una visione d’insieme per garantire impenetrabilità e segretezza.
Il controspionaggio non riguarda soltanto i rapporti tra stati, alleati o nemici, ma anche il terrorismo qaidista che sta reclutando in occidente ingegneri in informatica e telecomunicazioni convertiti all’islam. Sarebbe paradossale che le telefonate o le e-mail del presidente americano, Barack Obama, o del cancelliere tedesco, Angela Merkel, venissero tracciate o intercettate da al Qaida. L’organigramma di un dipartimento di controspionaggio di qualsiasi servizio di un paese europeo, volendo trascurare quello statunitense che conta migliaia di uomini, è composto da centinaia di specialisti in tecnologie avanzate e da altrettanti agenti che svolgono sul campo le attività Humint. Sarà vero che la Nsa è così brava e potente da averli fatti fessi tutti? Eppure i servizi cinesi dicono che il controspionaggio è l’altra metà del cielo dell’intelligence.